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Grattacieli di Dubai Marina, una delle zone residenziali scelte da chi si trasferisce negli Emirati
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Trasferirsi a Dubai dall'Italia: residenza, tasse e costi

06 ottobre 2026 · 9 min di lettura

Per trasferirti a Dubai servono due cose distinte: un visto di residenza degli Emirati, che si ottiene tramite un lavoro, un'impresa o un immobile, e, se vuoi smettere di essere residente fiscale in Italia, un trasferimento reale della tua vita all'estero. Il visto non basta a cambiare la residenza fiscale: per la legge italiana (articolo 2 del TUIR, come lo legge l'Agenzia delle Entrate) contano, in alternativa, dove hai la residenza, il domicilio (cioè dove vivono i tuoi legami personali e familiari) oppure dove passi la maggior parte dell'anno.

In questa guida trovi i percorsi di residenza negli Emirati, i criteri italiani che decidono dove sei tassato e i costi da mettere in conto, con i rimandi agli approfondimenti. Sono informazioni generali con fonti ufficiali, non una consulenza fiscale o di immigrazione: prima di muoverti parla con un commercialista che conosce la fiscalità internazionale.

Come si ottiene la residenza negli Emirati

Per un italiano ci sono tre strade principali. Ognuna ha requisiti e durata propri, e le autorità li aggiornano nel tempo: i dati qui sotto sono quelli letti sui portali ufficiali il 6 ottobre 2026 (le singole pagine riportano date di aggiornamento diverse).

  • Lavoro: è il datore di lavoro che presenta la richiesta del visto di lavoro standard. Secondo il portale del governo (u.ae) ha validità di due anni ed è rinnovabile alle condizioni fissate dalle autorità che lo rilasciano.
  • Impresa o attività in proprio: il portale u.ae descrive un «green visa» per investitori e soci di attività commerciali, lavoratori qualificati e freelance, con validità di 5 anni, rinnovabile e senza bisogno di uno sponsor.
  • Immobile: chi possiede un immobile a Dubai può chiedere un visto di residenza di due anni attraverso il Dubai Land Department (DLD). Per un proprietario unico il DLD non indica un valore minimo; per un immobile in comproprietà la quota deve valere almeno AED 400.000. Il costo indicato dal DLD è di AED 10.212,50 (circa 2.470 €), la pratica richiede da 7 a 10 giorni lavorativi e il richiedente deve presentarsi di persona.

La Golden Visa tramite immobile è un'altra cosa: richiede uno o più immobili intestati a te per un valore complessivo di almeno AED 2.000.000 (circa 483.000 € al cambio BCE del 6 ottobre 2026, con il dirham ancorato a 3,6725 per dollaro). Il DLD indica un permesso di 10 anni rinnovabile (fonte: Dubai Land Department, consultato il 6 ottobre 2026). Requisiti, documenti e cautele sono nella guida alla Golden Visa tramite investimento immobiliare.

Il visto non cambia la tua residenza fiscale

Ottenere la residenza emiratina e smettere di essere residente fiscale in Italia sono due procedimenti separati. Il primo riguarda il diritto di vivere negli Emirati; il secondo dipende dalla legge italiana, che guarda ai fatti: dove abiti, dove sono la famiglia e le relazioni personali, quanti giorni passi in ciascun Paese. Se resti residente fiscale in Italia, l'Italia ti tassa sui redditi ovunque prodotti, come ricorda la stessa Agenzia delle Entrate nella circolare 20/E del 4 novembre 2024.

Quando l'Italia ti considera ancora residente

L'articolo 2, comma 2, del TUIR (testo in vigore dal 2024; dal 1° gennaio 2027 il TUIR è sostituito dal nuovo Testo unico approvato con il d.lgs. 19 giugno 2026, n. 117, che riprende la stessa regola all'articolo 2, comma 2) considera residenti in Italia le persone che per la maggior parte del periodo d'imposta, considerando anche le frazioni di giorno, hanno la residenza civilistica o il domicilio in Italia oppure sono presenti in Italia. Per domicilio la norma intende il luogo in cui si sviluppano in via principale le relazioni personali e familiari. Basta uno solo di questi criteri, e «la maggior parte del periodo d'imposta» significa, secondo l'Agenzia, 183 giorni in un anno (184 se bisestile), anche non consecutivi.

  • Iscrizione all'anagrafe: se per la maggior parte dell'anno risulti iscritto all'anagrafe della popolazione residente, sei presunto residente in Italia. Dal 2024 è una presunzione che si può superare, ma devi provarlo con elementi oggettivi.
  • AIRE: chi trasferisce la residenza all'estero deve dichiararlo all'ufficio consolare entro 90 giorni (legge 470/1988, art. 6). Per l'omissione la circolare 20/E indica una sanzione da 200 a 1.000 euro per ogni anno in cui perdura. L'iscrizione all'AIRE è un passaggio necessario, ma da sola non esclude una contestazione se i fatti dicono altro.
  • Domicilio in Italia: la circolare porta come esempio chi si iscrive all'AIRE e lavora all'estero, ma tiene una casa a disposizione in Italia con le utenze attive e ci torna nei fine settimana. Sono elementi che possono far considerare il domicilio ancora in Italia.
  • Presenza fisica: secondo la circolare 20/E, stare in Italia per 183 giorni (184 se l'anno è bisestile), contando anche le frazioni di giorno, basta da solo a farti residente per la legge italiana, anche se lavori in smart working. Resta da vedere se la convenzione con gli Emirati attribuisca la residenza all'altro Stato.

Paesi a fiscalità privilegiata e onere della prova

L'articolo 2, comma 2-bis, del TUIR presume residenti in Italia, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dall'anagrafe e trasferiti in Stati o territori a regime fiscale privilegiato. Il testo di legge rinvia a un decreto del Ministero dell'economia che, secondo le premesse del DM 20 luglio 2023 (Gazzetta Ufficiale n. 175 del 28 luglio 2023), non è stato adottato: continua quindi ad applicarsi l'elenco del decreto ministeriale del 4 maggio 1999 (Gazzetta Ufficiale n. 107 del 10 maggio 1999), che include gli Emirati Arabi Uniti. Il DM del 2023 ha tolto dall'elenco solo la Svizzera, dal 2024. Dal 1° gennaio 2027 la presunzione passa all'articolo 2, comma 3, del nuovo Testo unico (fonti consultate il 6 ottobre 2026). Nella circolare 20/E l'Agenzia ricorda che per vincere la presunzione il contribuente deve dimostrare di aver perso ogni collegamento significativo con l'Italia e di avere una localizzazione reale e duratura nel Paese di destinazione.

In pratica l'onere della prova è tuo. Conviene conservare ciò che dimostra il trasferimento: contratto di casa o titolo di proprietà a Dubai, visto ed Emirates ID, contratti di lavoro o della società, scuola dei figli, utenze, spostamenti. Quali prove contano nel tuo caso lo decide il commercialista.

La convenzione Italia–Emirati contro le doppie imposizioni

L'Italia e gli Emirati hanno firmato ad Abu Dhabi il 22 gennaio 1995 una convenzione contro le doppie imposizioni, ratificata con la legge 28 agosto 1997, n. 309. L'articolo 4 stabilisce cosa succede quando entrambi gli Stati ti considerano residente: prevale lo Stato in cui hai un'abitazione permanente; se l'hai in entrambi, quello in cui hai le relazioni personali ed economiche più strette (centro degli interessi vitali); poi il luogo di soggiorno abituale e la nazionalità; se nemmeno questa decide, le autorità competenti dei due Stati risolvono il caso di comune accordo. Secondo l'Agenzia delle Entrate la convenzione prevale sulla norma interna.

Non è una scorciatoia: si applica a chi risulta residente di entrambi gli Stati e si decide caso per caso, sui fatti. Il quadro dettagliato per chi investe o resta in Italia è nella guida alle tasse e residenza fiscale UAE per gli italiani.

Cosa pagano (e cosa no) i residenti negli Emirati

Il portale del governo emiratino indica che gli Emirati non applicano un'imposta sul reddito delle persone fisiche, mentre l'IVA è del 5% su beni e servizi. Non vuol dire che non esistano tasse: l'imposta federale sulle società è dello 0% sul reddito imponibile fino a AED 375.000 e del 9% sulla parte eccedente. Per le persone fisiche, secondo l'Autorità federale delle tasse, stipendi, redditi da investimenti personali e redditi immobiliari sono fuori dall'ambito di questa imposta; ci rientra invece il reddito da attività d'impresa se il fatturato supera AED 1 milione in un anno solare.

Se resti residente fiscale in Italia, invece, tutto questo non ti riguarda come sconto: l'Italia continua a tassarti sul reddito mondiale. Approfondisci in «zero tasse» a Dubai: cosa significa davvero e, se hai un appartamento, in IVIE e quadro RW e tassazione della rendita da affitto.

I costi e le pratiche da pianificare prima di partire

Domande frequenti

Come si ottiene la residenza a Dubai?

Con un visto di residenza degli Emirati, che si ottiene tramite un lavoro (il datore di lavoro presenta la richiesta, validità due anni), un'attività d'impresa (green visa di 5 anni) o un immobile (visto di due anni tramite il DLD, oppure la Golden Visa da AED 2 milioni). I requisiti cambiano nel tempo e vanno confermati sui portali ufficiali.

Comprare casa a Dubai dà la residenza?

Sì, in due modi. Il DLD offre un visto di residenza di due anni al proprietario di un immobile, senza valore minimo per un proprietario unico e con quota minima di AED 400.000 in caso di comproprietà. La Golden Visa richiede invece immobili per almeno AED 2.000.000, circa 483.000 € al cambio BCE del 6 ottobre 2026. Il visto non cambia però la residenza fiscale.

Basta iscriversi all'AIRE per non pagare più tasse in Italia?

No. L'AIRE è un adempimento obbligatorio per chi trasferisce la residenza all'estero, ma l'Agenzia delle Entrate guarda ai fatti: residenza, domicilio, presenza fisica. Se mantieni in Italia casa e legami familiari, puoi essere considerato ancora residente. Il caso va verificato con un commercialista.

A Dubai non si pagano tasse?

Gli Emirati non applicano un'imposta sul reddito delle persone fisiche, ma esistono l'IVA al 5% e un'imposta sulle società (0% fino a AED 375.000 di reddito imponibile, 9% oltre). Soprattutto, se resti residente fiscale in Italia sei tassato in Italia sui redditi ovunque prodotti.

Quanti giorni devo stare a Dubai per non essere residente in Italia?

Per la legge italiana sei residente in Italia se per la maggior parte dell'anno (183 giorni, 184 se bisestile) hai in Italia la residenza civilistica o il domicilio, oppure sei fisicamente presente (si contano anche le frazioni di giorno), oppure sei iscritto all'anagrafe, in quest'ultimo caso salvo prova contraria. Basta uno solo di questi criteri: stare in Italia meno di 183 giorni non basta, da solo, a uscire dalla residenza italiana se casa e famiglia restano qui. Per le presunzioni (anagrafe, trasferimento in uno Stato dell'elenco del 1999) l'onere della prova è tuo. Il caso concreto va verificato con un commercialista; fonti: articolo 2 del TUIR e circolare 20/E del 4 novembre 2024.

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Se il tuo trasferimento passa anche da un immobile a Dubai, parti da una consulenza: ti diamo i dati sulla casa e sui requisiti del visto, mentre per residenza fiscale e AIRE ti serve il tuo commercialista.

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